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sabato, 24 Agosto, 2019
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MA COME TI VESTI?!? Le divise delle squadre italiane commentate – seconda parte

MA COME TI VESTI?!? Le divise delle squadre italiane commentate – seconda parte

Seconda parte della rassegna commentata delle divise delle squadre. Di nuovo, prendete le eventuali critiche esattamente con lo spirito con cui prendereste quelle dei due figuri nell’immagine in alto: facendovi una risata.

La cosa più difficile di questo articolo è raccattare le foto! Non sembrerebbe ma è davvero complicato trovare quattro immagini in cui si vedono bene il davanti e il retro delle due divise delle squadre!

Per fortuna è arrivato lo SKIR e quindi anche un bel po’ di foto (NSP 189 non ha fatto rimpiangere l’assenza di L3 Studio, mi piacciono un sacco entrambi), ergo siamo pronti con la seconda parte. Come avrò trattato la vostra squadra? Quanto mi avrete fatto inorridire o esultare? Vi toccherà vergognarvi? Leggete e lo saprete!

THE ANGUANAS

Dicono le linee guida della WFTDA che le divise delle squadre dovrebbero essere chiaramente identificabili come una chiara e una scura. Le vecchie divise nero/viola delle anguane erano entrambe scure e pressochè indistinguibili tra loro, oltre ad avere un design che il mio occhio giudicava un po’ confusionario.

Con mia grande soddisfazione, le nuove divise sono invece estremamente belle: un bel viola in tinta unita, una scritta The Anguanas con un font cattivissimo – degno di un gruppo metal! – e delle decorazioni di lato che vivacizzano il design senza stravolgerlo. Un po’ sacrificato il logo in fondo a destra, ma va bene così. Il retro a canotta (che mi dicono essere molto comodo dal punto di vista della vestibilità) restringe di parecchio lo spazio per cui il derby name finisce sotto al numero e sotto ancora trova spazio lo sponsor tecnico (che però si legge poco quando la maglia si arriccia), mentre è azzeccata l’idea di utilizzare lo spazio tra le spalle per apporvi la toppa della WFTDA.

Di divise alternative ne hanno addirittura due, una bianca e una nera, entrambe con lo stesso template e i richiami a contrasto in viola, per cui valgono le considerazioni fatte sopra. Per tutte e tre le divise, infine, funziona l’abbinamento coi pantaloncini “kiss my anguanass” che le nostre sfoggiano tradizionalmente.

STRAY BEEZ

Ok, vi chiamate api randagie, avete un logo carino (mi piace, eh!) e un accostamento di colori non banale, arancio e verde. Fermi tutti, però: da quando in qua le api sono arancioni e verdi?!? Magari sono io che le ho sempre viste gialle e nere, eh, però non sono mai andato a controllare come sono fatte sulla riviera romagnola. Però è pur vero che altrimenti avreste avuto la divisa simile alle Harpies (o a loro!), per cui a posto cosi, dai.

Le Beez erano spaventatissime al pensiero che avrei passato le loro maglie sotto la lente d’ingrandimento ma, a ben vedere, non hanno nulla da temere: l’idea di fare una divisa bianca e una nera entrambe con richiami arancio-verdi (anzichè una arancione e una verde) mi fa subito alzare il pollice. Più che altro uno si chiede: ok, qual è la prima e quale la seconda? A occhio la prima è la bianca (visto che è quella “storica”), per cui iniziamo da quella.

Come ho già scritto varie volte, una divisa in tinta unita con richiami a contrasto, il logo al centro e il derby name sopra al numero è per me una divisa inattaccabile e questa non fa eccezione. Le strisce arancio-verdi poste di lato vivacizzano il giusto (bello il modo in cui sfumano) e l’idea di usare un colore verde per il font sul retro (anzichè il nero) è azzeccatissima.

La seconda divisa usa un template simile, col nero al posto del bianco e l’arancione al posto del verde per i font. Quest’ultima combinazione fa sì che risulti anche piuttosto aggressiva. Last but not least, le maglie sfoggiate allo SKIR 2019 avevano una “correzione” sul logo per cui la parola Stray era cancellata, sostituita da Kamikaze: idea semplicemente strepitosa!

BANSHEES

Nella rubrica in cui intervistavo le squadre che non avevano ancora raggiunto un roster adeguato per giocare, le friulane mi raccontavano che “la banshee è una creatura leggendaria del piccolo popolo che appare agli esseri umani solo per annunciare la loro morte, gridando o piangendo – a seconda che si tratti di un amico o un nemico. In pratica ci piaceva l’idea di essere rappresentate da una donna bellissima che ti sveglia la notte per gridarti in faccia che stai per morire”. Considerando che le Banshees hanno quello che, a insindacabile giudizio del sottoscritto, è il logo più figo del roller derby italiano, mi sarei aspettato una divisa tutta nera con il faccione gialloverde della banshee che campeggia in bella vista e spaventa le avversarie.

E invece no.

La divisa nera (che hanno usato più di frequente) avrebbe il logo stampato all-over tono su tono ma non si vede granchè. Non capisco l’idea di abbinare un grigio e mettere i bordi a contrasto gialli (lasciando dunque fuori il verde). L’unico logo presente è quello, piccolino, dello sponsor tecnico. Il risultato è che sembra una maglia abbastanza “piatta”. Il retro, complice la forma leggermente a canotta, è invece abbastanza “pieno”, con logo (colorato!) e sponsor tecnico che trovano posto tra le spalle e derby name e numero subito sotto; ancora più in basso lo sponsor (una squadra sponsorizzata da un pub: che meraviglia!), per un risultato comunque ordinato, su cui non ho niente da obbiettare.

La divisa verde utilizza lo stesso template, con il bianco che vivacizza di molto l’effetto complessivo e la rende meno piatta dell’altra – ma comunque finiscono per essere due divise scure. Anche il logo all-over è leggermente più visibile per via del maggiore contrasto, ma rimane comunque poco visibile. Per il retro, invece, tutto al posto giusto come per l’altra maglia. Ultima cosa: non essendo state mai usate in gara, ho dovuto raccattare foto non di gran qualità per le divise verdi.

[vi abbiamo presentato: come farsi togliere il saluto dalle Banshees in tre paragrafi]

CRIMSON VIPERS

Le Crimson Vipers sono delle incorreggibili tamarre, diciamolo chiaramente. Nonostante facciano di tutto per spacciarsi per una squadra dal taglio punk rock (soprattutto per l’affiliazione agli eventi musicali in zona), le loro divise sembrano uscite da una discoteca anni ’90. E siccome io con le divise degli anni ’90 ci sono cresciuto (meno con le discoteche, per fortuna), il mio pollice non può essere che rivolto verso l’alto.

La prima maglia è rossa. Più o meno. Cioè, bella l’idea di fare delle simil-squame tono su tono per richiamare la “viperosità” ma il risultato è che la maglia anzichè essere cremisi (come il nome della squadra suggerirebbe), sembra color fragola (ammazza quanto sono pignolo, vero?). Per il resto, mi piace la texture (fa molto anni ’90!) e i due serpenti che si “arrampicano” sul fianco aggiungono una botta di tamarrissima aggressività, specie le teste sul retro. Ottimo il logo in grande al centro, ottimi i numeri grandi e leggibili e il derby name sulle spalle.

La maglia nera è CATTIVISSIMA e se fossi il re del mondo imporrei alle vipere di usare quella come divisa principale. Stesso template, stessa texture, ma non c’è l’effetto “schiarente” come su quella rossa, e la divisa risulta appunto nera e non grigia. C’è poi una terza maglia bianca di cui al momento non ci sono foto (ne ho vista una di straforo allo SKIR), con lo stesso template, la cui texture la fa sembrare grigio chiaro. “La usiamo in caso di emergenza”, mi ha detto uno dei viperi. “Cioè la usate quando vi serve una maglia chiara?”, ho chiesto. “No, ce l’abbiamo nel caso le altre due siano troppo sudate”. Tamarre sì, ma attente all’igiene.

Menzione d’onore, poi, per quel logo in stile “Rock ‘n’ Roll Over dei Kiss” (cioè questo) che hanno usato su del merchandising: quando deciderete di rifare le divise, prendete MOLTO in considerazione l’idea di utilizzarlo!

Alla prossima puntata, con le quattro divise rimanenti!

About Rob N. Röll

Scopre il roller derby nel 2014, si accorge che non esiste nessuna fonte di informazioni che non siano le pagine facebook delle squadre e decide di metter su una webzine, impiegando *soltanto* due anni per avviarla. Nel frattempo, si autocondanna a fare NSO in ogni evento di roller derby a cui partecipi. Il suo sogno è vedere una partita dalla tribuna anzichè dal penalty box.

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