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giovedì, 24 Ottobre, 2019
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SKIR 2019: un po’ di considerazioni

SKIR 2019: un po’ di considerazioni

Quelle che trovate qui sono delle considerazioni personali, soggettive, non necessariamente condivisibili su quello che ho visto a SKIR 2019. 

Sono giorni che raccolgo idee per questo post, su come strutturarlo, su cosa dire e… beh, è ora di scrivere!

Iniziamo da un po’ di questioni generali:

  • La formula con otto squadre divise in due giorni all’italiana che si affrontano in gare da 30′, al posto di quella a eliminazione diretta vista al BIT, sicuramente aggiunge spettacolarità e varietà per gli spettatori, ma è chiaramente faticosa da gestire per le squadre (il ciclo riscaldamento offskate-riscaldamento onskate-partita-breve riposo, fatto per tre volte, non è una passeggiata).
  • L’organizzazione delle Alp’n Rockets ha raggiunto un livello davvero strepitoso: dal mio punto di vista è filato tutto liscio, davvero non ho nessuna osservazione negativa, specie vista la complessità del torneo. L’idea di infilare dei giochi a premi tra una partita e l’altra è stra-vincente e dovrebbe essere la regola a ogni evento di questo tipo.
  • Parecchia gente si è lamentata di falli inesistenti chiamati dagli arbitri, e qualche giocatrice più inesperta si è beccata delle insubordination per aver protestato: ragazze mie, questi sono i migliori arbitri europei, se non vedono dei falli è perchè la natura stessa del gioco è così. E’ impossibile vedere tutto, valutare bene chi ha iniziato il contatto, se la blocker ha usato un pezzettino o tutto il gomito per fermare l’avversaria, quanti punti ha fatto la jammer che ha chiamato la fine del jam mentre passava il pack. Vi ricordo che i jammer lap point sono stati tolti perchè ai Champs (ovvero il torneo di livello massimo di roller derby) gli arbitri (i migliori al mondo) ne hanno sbagliati LA META’.

  • Stando a centro track, non solo vedevo meglio i buchi da rattoppare, ma anche i falli che venivano chiamati. Quando vi arriveranno le stats (richiedetele, in caso!), buttate un occhio a quante P ci sono tra le vostre penalità: ho visto tanti, troppi failure to reform evitabili, specie tra le squadre meno smaliziate (e anche un raro Skating Out Of Bounds, grazie Bloody Barbie!).
  • Analogamente, ho visto diverse blocker spaesate quando arrivavano al penalty box e c’erano già due compagne: che devo fare? Aspetto? Mi siedo? Che mi sta dicendo la Penalty Box Manager? La regola è chiarissima, non è mai cambiata. Suggerisco di spendere un allenamento off-skate per fare un po’ di formazione su questo tema (vi basta il manuale delle Bloody Wheels per sapere tutto quello che c’è da sapere).
  • Ho visto un sacco di gente che non conoscevo fare dei bei numeri, un sacco di gente ancora più forte dell’anno scorso e un sacco di conferme: non si può dire che il movimento italiano, tutto, non stia progredendo. Ma la progressione non consiste solo nel diventare più bravi, ma anche nel formare tante nuove giocatrici, per questo mi ha fatto piacere vedere facce nuove nel booklet.
  • Ho visto almeno quattro skate out favolosi, ma di questo parleremo in un altro post.
  • Sembra una battuta ma non lo è: per me la squadra rivelazione di SKIR 2019 sono le Criminal Bullets. Mi ricordavo uno sparuto gruppetto che affrontava con terrore le minimum skills e me le ritrovo sparse tra varie squadre a fare bella figura. Brave e continuate così! E poi hanno la Jam Timer definitiva!

La prossima volta la foto fatevela a fuoco :p

Passiamo alle valutazioni sulle singole squadre, analizzando le finali della domenica.

STRYX – BANSHEES

Non si può dire che alle Stryx manchino i fondamentali (tipo Mala Kiatera che tiene da sola una jammer avversaria per dieci secondi buoni), ma è ovvio che serve riuscire ad allenarsi di più sulle tattiche e sulle finezze. E cercate di ascoltare il bench quando vi grida di spostare il pack in avanti che, poveretto, di gola ne ha una sola!

Le friulane hanno fatto pesare quel pizzico di esperienza in più che fa una grossa differenza. La cosa curiosa delle Banshees è che SANNO cosa devono fare ma poi, ehm, non lo fanno. Più di qualche volta ho pensato: “Ecco, stanno per fare offence e aiutare la jammer” e non succedeva niente. Nel roller derby non “basta il pensiero”!

SHE WOLVES – ALP’N ROCKETS

Le lupe si sono presentate con un roster parecchio rimaneggiato ma hanno almeno un paio di elementi capaci di guidare anche le compagne da poco skillate.

Dall’altra parte, le Rockets sono una squadra ben rodata e allenata, e ho visto molto bene le due che sono entrate in nazionale.

CRIMSON VIPERS – STRAY BEEZ

Guardando il booklet di SKIR 2019 ho notato che il roster delle vipere non presentava novità: sono un gruppo coeso e tenace, che continua a migliorarsi. Mi ha fatto impressione vedere il livellamento verso l’alto delle jammer: sono tutte bravissime.

Il quarto posto delle “Kamikaze Beez” è decisamente meritato: sono riuscite ad amalgamare il mix di giocatrici di tre squadre diverse molto meglio di quanto mi aspettassi.

THE ANGUANAS 3D – HARPIES

Premessa: la mie aspettative per ogni partita di roller derby è che sia dall’esito incerto, per cui minore è il divario di punti tra le squadre e più mi diverto, poi chi vince, vince.

Detto questo, la finale tra vicentine e milanesi prende subito una piega favorevole alle prime, che sfruttano benissimo tre powerjam nel giro di pochi jam e prendono un vantaggio di 30 punti, che poi portano fino a 50. Le Harpies tengono e verso la metà del secondo period si avvicinano riducendo di parecchio lo svantaggio: a quel punto dagli spalti parte il coro “Si può fare! Si può fare!” ed è stato un peccato vedere che Elo & co. non ci abbiano davvero creduto fino in fondo. Si poteva fare, sul serio!

Dall’altra parte, delle Anguane si finisce sempre per dire le stesse cose: organizzazione di gioco strepitosa, jammer devastanti, muri impenetrabili, offence efficacissime. Partitona di Anek che alla fine ha strameritato l’MVP del torneo.

Riassumendo: bel torneo. Mi avete strappato un sacco di applausi silenziosi (specie quando avevo lo scotch in mano!), sia per delle giocate individuali che collettive. Si vede che lavorate un sacco, che vi impegnate e spero che gli sforzi e i sacrifici vi abbiano ripagato, qualunque sia stato l’esito per la vostra squadra.

About Rob N. Röll

Scopre il roller derby nel 2014, si accorge che non esiste nessuna fonte di informazioni che non siano le pagine facebook delle squadre e decide di metter su una webzine, impiegando *soltanto* due anni per avviarla. Nel frattempo, si autocondanna a fare NSO in ogni evento di roller derby a cui partecipi. Il suo sogno è vedere una partita dalla tribuna anzichè dal penalty box.

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