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martedì, 20 Ottobre, 2020
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Mondiali 2018: cosa è andato e cosa non è andato

Mondiali 2018: cosa è andato e cosa non è andato

Finito il mondiale ma non gli articoli a tema: stavolta esploreremo la qualità dell’esperienza per chi, come noi, ha guardato i mondiali in streaming, ha seguito gli aggiornamenti su facebook e sul sito ufficiale della coppa del mondo. Com’è andata?

La coppa del mondo di roller derby 2018 si è disputata per la prima volta in Europa, il che ha permesso a un sacco di gente di andare a vederla dal vivo; ma un sacco di altra gente (visto che il numero di atlete e, soprattutto, appassionate/i è sicuramente aumentato rispetto al 2014) ha guardato il mondiale da casa.

Analizziamo dunque quali cose sono andate bene e quali no, saltando la questione del ranking visto che ad essa è dedicato un articolo a parte.

 

COSA E' ANDATO
Streaming: a parte qualche problemino di buffer, più imputabile alla mia rete casalinga che altro, le trasmissioni erano sempre funzionanti. In giro ho raramente letto lamentele, c’è stato qualche problema temporaneo qua e là con le sovraimpressioni con punteggio e tempo, ma in generale si può essere soddisfatti.

Riprese: buone e ben coordinate dalla regia. Sarebbe stato preferibile avere le telecamere più in alto ma, considerando che la location non era pensata per eventi sportivi, non ci si può lamentare

Orari: nei primi tre giorni sono stati scrupolosamente rispettati. E’ saltato un po’ tutto proprio sul finale, in particolare sul track 1 si è prolungata la junior exhibition (credo anche a causa di un infortunio), per cui le due finali hanno accumulato mezz’ora di ritardo. Ho inoltre apprezzato molto che, nei limiti del possibile, almeno per i primi due giorni le squadre sono state inserite, ove possibile, in fasce orarie per cui in patria non fosse notte, in modo da agevolare la visione per i tifosi rimasti a casa.

Livello: è ovvio aspettarsi i massimi livelli da parte di giocatrici, ref e nso in una competizione mondiale, ma vederlo con i propri occhi è tutta un’altra cosa.

Organizzazione: mettere in piedi un evento del genere con 38 squadre che giocano su 4 track per 4 giorni è un’impresa titanica, per cui complimenti a Rain City Roller Derby per aver trovato una maniera tutto sommato efficiente per far giocare le squadre.

Announcer: non ho visto moltissime partite ma ho notato che gli announcer erano bene o male tutti comprensibili: nessuno con accenti particolarmente forti o con un modo di parlare poco chiaro. Poi vabbè, non potevamo pretendere che fossero tutti entusiasti dell’Italia come quelli che hanno raccontato la partita conl’Islanda!

Crowdfunding: mi riferisco a quello organizzato dal Team Italy:  stavolta hanno avuto la buona idea di offrire delle ricompense in cambio delle donazioni e sicuramente questo ha aiutato a superare (anche con un discreto margine) il tetto prefissato.

COSA NON E' ANDATO
Pavimento e strisce: il terreno di gioco sembrava rovinatissimo. Magari per chi pattinava la superficie era ottimale, ma a vedersi non era un bello spettacolo; inoltre, usare un nastro giallo-nero su un pavimento grigio rendeva le linee del track pressochè invisibili, specie nelle riprese più dal basso.

Sito roller derby world cup: terrificante. Navigazione scomoda e poco user-friendly, link pressochè nascosti, grafica fatta frettolosamente. Meno male che a due giorni dall’inizio hanno almeno rifatto la pagina dello streaming, ma anche lì: per loggarsi serviva cliccare sul pulsante “buy” (solo sabato è diventato “buy/login”, le informazioni su come rivedere le partite o come acquistare i singoli giorni erano inesistenti. Aveva tutta l’aria di essere una cosa pensata, organizzata e realizzata in fretta e furia a ridosso dell’inizio.

4 track in una pagina: pessima idea, perchè se non si aveva l’accortezza di mettere in pausa i tre che non si stavano guardando – visto che nei primi due giorni partiva il play automatico su tutti e quattro – veniva inutilmente consumata la banda, causando un rallentamento nella diretta. Non era meglio tenere le pagine coi 4 track separate, come avevano previsto inizialmente?

Sicurezza: bastava un minimo di conoscenza dell’html per accedere ai link dello streaming senza pagare. Se ne sono accorti la domenica mattina, causando anche un blackout dello streaming mentre mettevano la pezza.

Comunicazione: pessima. I primi due giorni è stato un disastro visto che gli aggiornamenti erano tardivi: per trovare i risultati in tempo reale era necessario scovare un post su un blog, e in ogni caso sul sito della coppa del mondo serviva cliccare su ogni partita per leggere il risultato; inoltre, la classifica dei ranking è spuntata fuori solo il sabato, costringendo i più a ricavarsela a mano cliccando su ogni link per i dati delle singole squadre. Sull’account facebook e instagram della coppa del mondo giusto qualche foto qua e là e i link alla pagina dello streaming.

Copertura stampa: mentre in Inghilterra la BBC mandava le finali indiretta sul proprio sito, in Italia non se n’è accorto praticamente nessuno, ad esclusione degli appassionati. Se non fosse stato per un collegamento fatto dalla trasmissione Caterpillar di Radio Due, in cui la nostra Minion ha raccontato qualcosa del Team Italy, l’unica testata a occuparsi del mondiale sarebbe risultata, ehm, Powerjam.

IN CONCLUSIONE
Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, noi rimasti a casa volevamo vedere le partite del Team Italy e le abbiamo viste; volevamo vedere anche altre partite e, compatibilmente con gli orari e gli altri incontri in contemporanea, le abbiamo viste; volevamo vedere le finali e le abbiamo viste – probabilmente anche meglio della maggior parte delle persone che erano lì a Manchester.

Se vogliamo vedere il bicchiere mezzo vuoto, diciamo che è stato fatto il minimo sindacale, nel senso che le partite le abbiamo viste, ma su molti (anzi, troppi) altri fronti hanno lasciato parecchio a desiderare.

Qualche considerazione finale su quello che abbiamo visto/letto succedere a Manchester: ottimo aver trovato una location che potesse ospitare 4 track tutti nello stesso posto ma il primo giorno si è verificata una micidiale coda per entrare, tanta gente è stata più di un’ora in fila e si è persa le prime partite; abbiamo letto di una cronica mancanza di posti a sedere, che ha costretto parecchie persone – che aveva pagato il biglietto – a vedersi le finali da dei maxischermi allestiti negli altri track; infine, ci hanno raccontato di grosse difficoltà con i bagni, insufficienti rispetto al numero di presenti.

About Rob N. Röll

Scopre il roller derby nel 2014, si accorge che non esiste nessuna fonte di informazioni che non siano le pagine facebook delle squadre e decide di metter su una webzine, impiegando *soltanto* due anni per avviarla. Nel frattempo, si autocondanna a fare NSO in ogni evento di roller derby a cui partecipi. Il suo sogno è vedere una partita dalla tribuna anzichè dal penalty box.

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